
La storia di questo vino è legata alla vivace realtà vitivinicola della Langa a fine Ottocento.
Ne sono protagonisti il dottor Cappellano di Serralunga ed il dottor Zabaldano di Monforte, che seppero applicare, ciascuno in base alla propria formula, le tanto decantate proprietà della China Calissaia al Barolo, creando un elisir dall’immediata fama commerciale e dalle durature fortune all’interno della cultura contadina della regione.
Dopo aver ottenuto un certo interesse del mercato, il Barolo Chinato conosce l’indifferenza dei decenni successivi al secondo dopoguerra, proprio in corrispondenza con la crisi dei modelli culturali contadini. Ceretto ne intuisce l’importanza ed è fra i protagonisti del suo rilancio alla fine degli anni ‘80.
Il Barolo Chinato è un vino speciale prodotto con Barolo DOCG, aromatizzato con corteccia di china calissaia, radice di rabarbaro e di genziana i cui principi attivi vengono estratti mediante macerazione a temperatura ambiente con aggiunta finale di spezie aromatizzanti, tra cui il prezioso seme di cardamomo. All’aromatizzazione segue un affinamento in botte di circa un anno. Nasce nella zona di produzione del Barolo, a Serralunga d’Alba, in Piemonte, alla fine dell’800, per opera del farmacista Giuseppe Cappellano e poi sviluppato e promosso da altri produttori fra cui Giulio Cocchi di Asti a partire dal 1891. Nella tradizione veniva utilizzato come rimedio per i piccoli malanni da raffreddamento (caldo come vin brulè) e come digestivo. Per la gradazione alcolica tra i 16 e i 17 gradi, il contenuto aromatico ed il gusto dolce-amaro oggi viene usato come elegante fine pasto e come vino da meditazione.
La sua persistenza aromatica si abbina ottimamente con il cioccolato amaro.